Ci avete commosso!

Utilizzando le poche e-mail a nostra disposizione, vi abbiamo chiesto un sostegno finanziario per presentare il ricorso al TAR contro gli aumenti contributivi pensionistici che la stragrande maggioranza dei Delegati Cipag ha approvato nel recente Comitato straordinario di giugno 2024. C’è chi ha collaborato con un gesto simbolico e chi, invece, ha donato in maniera significativa. Tutte cifre che per noi hanno lo stesso identico valore, ma ciò che è commovente, è che avete aderito in tantissimi.

Finito l’entusiasmo per l’apprezzamento, che ripaga a pieno il tempo sottratto alle nostre famiglie, abbiamo purtroppo avuto la conferma che l’oppressione contributiva della categoria è soffocante.

Abbiamo raggiunto gli importi necessari per il ricorso al TAR. Le eccedenze, comunque utili per proteggerci da azioni secondarie, verranno usate per iniziative analoghe e parallele che stiamo già predisponendo con gli avvocati.

Vi comunichiamo che il primo ricorso al TAR contro gli aumenti contributivi (Delibera Cassa n.14/2022), finanziato da pochi, dovrà essere “ritirato” a seguito della “non approvazione” delle Delibera stessa da parte dei Ministeri Vigilanti.

Questo secondo ricorso al TAR, contro gli aumenti contributivi previsti nella Delibera Cassa n.5/2024, verrà presentato entro 60 giorni dalle, non auspicabili, approvazioni ministeriali e a seguito delle letture delle stesse. Ci vorrà ancora un po’ di pazienza, vi terremo aggiornati.

A prescindere dai risultati, pensiamo che questa iniziativa sia l’unica forma di opposizione all’incomprensibile mandato con “pieni poteri” ottenuto, di fatto, dalla Dirigenza Cipag e, vista l’adesione significativa, pensiamo di avere già ottenuto una vittoria.

Mentre attendiamo consigli, proposte, stimoli, collaborazioni, iniziative e suggerimenti, anche per altri e diversi progetti, vi ricordiamo che l’unico modo certo per cambiare il sistema è quello di andare a votare “contro” al bilancio del Consiglio di Collegio, là dove tutto nasce e viene progettato.

Grazie di cuore.

Il Consiglio di Geomobilitati

 

Aggiornamento al 05/12/2024

E’ stata approvata, dai Ministeri vigilanti, la Delibera Cipag n.5/2024 sugli aumenti contributivi. Stiamo entrando nel merito dei contenuti delle approvazioni, anche eseguendo necessari accessi agli atti. Lo studio degli avvocati ha avuto conferma di mandato per procedere al ricorso.

Seguiranno altri aggiornamenti.

 

Aggiornamento al 29/01/2025

Presentato il secondo ricorso al TAR contro la Delibera Cipag n. 5/2024 votata da un’ampia maggioranza dei Delegati consigliati dai Collegi. Delibera che ha approvato forti aumenti contributivi pensionistici.

Tribunale Amministrativo regionale del Lazio – Roma

Fascicolo NRG 1422 del 2025 – sezione 5 – deposito 28/01/2025

L’impugnazione, questa volta, non chiama in causa solo la Delibera, ma cerca di discutere anche sui concetti delle approvazioni dei Ministeri vigilanti.

Per la cronaca, sono stati richiesti accessi agli atti presso i Ministeri. Il MEF ha negato uno di questi accessi. Tutti noi professionisti siamo costretti a pagare Casse che, essendo a gestione privatizzata, non garantiscono pienamente le tutele offerte dallo Stato. Per opporci alle ingiustizie delle Casse dobbiamo ricorrere senza nemmeno avere visionato la totalità dei documenti utili per fondare l’opposizione. Questo è il sistema Italia, e solo il tuo voto in Collegio può cambiarlo. Chiama in “causa” il tuo Presidente ed il tuo Delegato se vuoi provare a ottenere giustizia. Chiedi chiarimenti. Affrontali. Non nasconderti.

 

 

Aggiornamento al 19/02/2025

E’ stata fissata udienza per il 21/05/2025.

 

Aggiornamento al 21/09/2025

Purtroppo la sentenza del TAR Lazio n. 14924/2025, del 28/07/2025 (6 mesi dalla presentazione), non ha accolto il nostro ricorso contro gli aumenti contributivi, per DIFETTO DI GIURISDIZIONE, ritenendo che la questione debba essere trattata innanzi al Giudice Ordinario. Ricorrere al giudice ordinario comporterebbe che ogni singolo ricorrente, persona fisica, dovrebbe promuovere un’azione personale presso il foro territorialmente competente. Così facendo verrebbe meno la logica associativa, quindi la figura della nostra federazione e il concetto di delega ricevuta, sottoponendo il singolo ad una guerra impari (divide et impera). A prescindere da ciò che risulterà giusto o sbagliato, tutto questo è contrario ai nostri obiettivi statutari e ostacola il ricorso di massa contro le ingiustizie di categoria.

Noi, dopo il confronto con i legali che ci assistono, abbiamo deciso di contestare questo assunto, insistendo affinché la questione venga trattata dal Giudice amministrativo. Non si tratta di una questione astratta, infatti l’ordinamento prevede l’autonomia di CIPAG, ma dispone anche il potere di controllo del Ministero del Lavoro in quanto pubblica amministrazione. Il Giudice amministrativo, nella sua competenza, valuta se la pubblica amministrazione abbia, nell’esercizio della sua discrezionalità, violato o meno l’ordinamento. Noi riteniamo che il punto essenziale della vicenda sia che il Ministero, ossia la pubblica amministrazione, nell’esercitare il controllo su CIPAG, non abbia segnalato le contraddizioni che noi evidenziamo nel ricorso. …in sintesi: perché aumenti i contributi se diffondi propaganda di notizie di bilancio sano.

La sentenza del TAR si censura tramite l’appello dinanzi al Consiglio di Stato, come espressamente previsto dall’art. 105, comma 2, c.p.a., il quale dispone che, “nei giudizi di appello contro i provvedimenti dei tribunali amministrativi regionali che hanno declinato la giurisdizione o la competenza, si segue il procedimento in camera di consiglio, di cui all’articolo 87, comma 3”. Il termine per proporre appello sarebbe quindi di 3 mesi dalla pubblicazione della sentenza, che diventano quattro per la sospensione feriale del mese di agosto.

Abbiamo già dato disposizione per procedere con l’appello. Inoltre, stiamo cercando di capire come poter proporre una revisione della declinata giurisdizione, che è un concetto importante per il mondo associazionistico.

Purtroppo la strada si è allungata, ma proseguiamo, perché siamo convinti delle nostre ragioni e per innescare quelle azioni che ci auguriamo possano spingere ad una revisione globale delle deboli regole di controllo delle Casse privatizzate. Troppa autonomia per chi amministra la nostra futura funzione pubblica pensionistica.

 

 

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