la storia che segue pare che sia una realtà comune in tantissimi enti parastatali o recentemente privatizzati. quindi il problema analogo l’avranno anche altri. si continua per luogo comune a dire …” il recente orientamento della Corte di Cassazione”, ma in realtà il problema è che Cipag, disperata, ha cambiato regolamenti per rastrellare denaro vitale e mettere in bilancio morosità, imponendo l’incivile retro datazione nei confronti dei presunti colleghi. la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori, presieduta da Alberto Bagnai (testa sublime dalla quale ci si aspettava molto di più), tace su questo argomento. vi sarebbero pezzi di leggi ancora in vigore da depennare perchè superate da regolamenti e accordi da fare per equilibrare il settore, con cifre congrue per le doppie contribuzioni e con certezze di avere poi la doppia pensione, cosa che in Cipag non avviene. invece i liberi professionisti sono figli di un dio minore: con l’obbligo di iscrizione e dei pagamenti dei minimi spropositati, senza tutela alcuna. se esci dal rigore imposto dalla maggioranza, per affermare diritti primari – magari anche costituzionali, devi ipotecare casa per difenderti. un ministero del lavoro vigilante che non interviene mai, tiene fermi i decreti,  non recepisce le segnalazioni, non apre dialoghi con nessuno di quelli che, come noi, hanno bussato più volte. emette due pareri contrari in 10 anni dicendo però che, essendoci l’auto gestione, alla fine possono fare quello che vogliono. pare che sia così: fino a che le casse continuano ad investire secondo le direttive politiche del momento (dx e sx sono uguali), allora si rimanda qualsivoglia riforma e vigilanza restrittiva. i sindaci controllori, inesistenti.

 


A Livorno esplode il caso dei geometri dipendenti di Casalp, la società che si occupa della gestione delle case popolari. Alcuni lavoratori si sono visti recapitare richieste di pagamento molto elevate da parte della Cipag, la cassa previdenziale dei geometri, per contributi non versati negli anni passati.

Secondo quanto emerso, gli importi richiesti riguardano periodi che risalgono fino al 2014 e, tra contributi arretrati e interessi, in certi casi raggiungono decine di migliaia di euro, arrivando anche vicino ai 100mila euro.

La questione nasce da un recente orientamento della Corte di Cassazione relativo ai geometri assunti come dipendenti, ma iscritti all’albo professionale. Pur lavorando con contratto subordinato e avendo già i contributi previdenziali versati all’Inps dal datore di lavoro, l’utilizzo del timbro professionale comporterebbe comunque l’obbligo di iscrizione alla Cipag e quindi il pagamento dei relativi contributi.

I sindacati contestano la situazione, sostenendo che i lavoratori non abbiano mai svolto attività libero-professionale e chiedendo a Casalp di farsi carico delle somme richieste. Due dipendenti hanno già avviato azioni legali, mentre altri stanno valutando come procedere.

Dal canto suo, il presidente di Casalp ha ricordato che il problema riguarda numerose aziende italiane con geometri dipendenti e che, fino alle più recenti pronunce della Cassazione, diversi tribunali si erano espressi a favore dei lavoratori. La società, al momento, attende ulteriori chiarimenti giudiziari prima di assumere eventuali decisioni sui pagamenti richiesti.

Nel frattempo, il nuovo contratto nazionale del settore ha introdotto la possibilità per i geometri dipendenti di rinunciare al timbro professionale, scelta già adottata dai tecnici di Casalp. Rimane però aperta la questione degli arretrati contestati dalla Cipag.


c’è un articolo del Tirreno (Livorno) che non trovo in rete e poi c’è un sindacato che ha scritto questo:

https://cgiltoscana.it/2026/05/08/geometri-casalp-livorno-cartelle-esattoriali-fino-a-100mila-euro-per-mancati-contributi-protesta-la-fp/

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