L’ennesima stangata giudiziaria conferma ciò che alcuni professionisti ed ex professionisti, denunciano da anni: la gestione delle posizioni contributive, da parte della Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri, si muove spesso sul filo dell’infondatezza, costruendo a doc richieste spropositate rispetto alla realtà dei fatti amministrativi.

La recente Sentenza del Tribunale di Crotone n. 874/2026 fotografa in modo impietoso questo cortocircuito. Al centro della controversia c’era un decreto ingiuntivo di ben 73.859,12 euro azionato dalla Cassa Geometri (CIPAG), nei confronti di un iscritto, per presunti contributi (soggettivi, integrativi, maternità e accessori) accumulati in un lunghissimo arco temporale.

Il risultato del giudizio? Un clamoroso ridimensionamento da € 73.859,12 a € 3.444,97 che smonta la pretesa creditoria:

  • Prescrizioni ignorate: Il Tribunale ha dovuto bacchettare la Cassa dichiarando prescritti i crediti risalenti all’anno 2003, poiché pretesi dopo ben oltre il quinquennio di legge senza validi atti interruttivi tempestivi.
  • Pretese su somme già pagate o rateizzate: Una fetta enorme del debito vantato (annualità dal 2008 al 2017) risultava addirittura inserita in un piano di rateizzazione regolarmente concesso e in corso con l’Agente della riscossione. Emettere un decreto ingiuntivo per somme già dilazionate e non scadute, è un atto troppo forte per non essere giudicato scorretto.
  • Richieste per anni successivi alla cancellazione: La Cassa ha preteso contributi per gli anni 2019 e 2020 dall’ex professionista che risultava regolarmente cancellato, anche dall’Albo, già dal maggio del 2018 (salvo poi ammettere l’errore solo a giudizio avviato). Ci si chiede se sia stata realmente una svista.

Alla fine dei conti, dei quasi 74.000 euro inizialmente ingiunti con piglio sanzionatorio, il giudice ha ridotto la somma a soli 3.444,97 euro (relativi unicamente a cinque mesi dell’anno 2018), compensando integralmente le spese di lite forse anche a dimostrazione dell’enorme scarto tra le pretese avanzate e il reale dovuto. …tanto gli avvocati della Cipag vengono pagati con i soldi delle pensioni dei geometri.

Non è accettabile che un ente previdenziale agisca a “tappeto”, con richieste automatiche e ingiunzioni spropositate, costringendo un ex collega (quasi tutti hanno diritto di re-iscrizione e denaro bloccato in Cipag) a sobbarcarsi contenziosi giudiziari lunghi e gravosi.

Non conosciamo il caso nello specifico, ma non tutti i morosi sono degli opportunisti. Ci sono casi diversi e persone da aiutare.

La previdenza è un obbligo, come dovrebbe esserlo l’assistenza, ma l’accanimento burocratico e le pretese infondate, sono una zavorra insopportabile per chi cerca di vivere lavorando.

Non è la prima volta che capitano casi simili e chissà quante volte, altri geometri, non sono ricorsi alla giustizia accettando gli eccessi impositivi.

Ci si chiede il perché i Sindaci e il Ministero del Lavoro vigilante non intervengano?! …ovviamente non interverranno mai i 150 Delegati accondiscendenti.

SENTENZA_TRIBUNALE_DI_CROTONE_N_874_2026

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